L’impatto emotivo della diagnosi di una malattia oncologia è devastante su chi scopre di essere ammalato e su chi gli sta accanto: paura‚ difficoltà fisiche ed organizzative finiscono per prendere quotidianamente il sopravvento.

 

La figura del volontario diventa essenziale ed è da considerarsi parte integrante dell’equipe di cure palliative per la gestione delle problematiche di ordine non sanitario del malato‚ fornendo interventi di natura pratica e sociale ed attività di ascolto attivo con illimitata carica di umanità e dedizione. Ne consegue l’istaurarsi di una relazione di grande valenza emotiva e spirituale che fa si che il volontario possa accompagnare e sostenere il malato e la famiglia durante l’assistenza.

 

Il volontario può essere moderatore di tensioni che compromettono l’equilibrio familiare e comprendendo gli interessi del paziente può aiutare a distoglierlo dal pensiero fisso della malattia.

 

I volontari rappresentano inoltre un importante risorsa per lo svolgimento di altre attività a supporto o in sostituzione del nucleo familiare (qualora quest’ultimo non possa farsene carico)‚ come: il trasporto in ospedale per le terapie non gestibili al domicilio‚ l’assistenza al malato durante i periodi di assenza del caregiver o la gestione di incombenze familiari (spesa o altre commissioni di vario genere).

 

L’Avamot è l’associazione di volontariato collegata alla SAMOT ed i suoi ambiti di intervento sono rappresentati dal domicilio dei pazienti e dall’hospice. L’associazione propone un accurato corso formativo di base per coloro che volessero intraprendere l’attività di volontariato e un percorso di formazione continua per tutta la durata del servizio.

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